Può una parte del corpo animarsi di vita propria, avere memoria, desideri e uno scopo da raggiungere?

Questo è quello che succede nell’insolito film di Jérémy Clapin, candidato all’oscar per miglior film di animazione e visibile su Netflix. Il film è tratto dal romanzo “Happy Hand” di Guillaume Laurant, romanziere e sceneggiatore (Il favoloso mondo di Amélie).

Dentro un frigorifero c’è una busta piena di occhi umani e parti del corpo, tra di esse una mano prende vita e tenta la fuga, liberandosi dal suo involucro di plastica e scappando dalla finestra.

Un inizio surreale che ricorda l’horror ma che si evolve in qualcosa di completamente diverso, una storia di vita fatta di ricordi e soprattutto sensazioni tattili che vengono evocate con maestria.

Il viaggio della mano alla ricerca del suo corpo è intervallato da ricordi del suo proprietario, Naoufel, che piano piano ci fanno dimenticare il lato surreale della vicenda trasportandoci all’interno della vita di un giovane ragazzo che cerca il suo posto nel mondo, impara un mestiere, si innamora. 

Un connubio di atmosfere, sensazioni vivide e il contrasto tra una vita che sembra così reale tanto quanto sembra assurdo il viaggio della sua mano.

Jérémy Clapin interpreta il tema delicato dell’arto fantasma con grande sensibilità e poesia, ma allo stesso tempo in modo provocatoriamente originale, ricordandoci dolorosamente quanto effimero è ciò che tutti i giorni diamo per scontato: il nostro stesso corpo.

Elisa Meloni