Il trip vaporwave di una notte criminale.

Good Time, film del 2017 dei fratelli Safdie, ci mostra le vicende di Connie Nikas, un giovane delinquente newyorkese molto legato al suo fratello disabile Nick, costretto a una terapia mentale continua. Connie vorrebbe evadere con lui dalla vita opprimente di New York, per andare a vivere in una bella casa di campagna. Poco dopo scopriamo che Connie include in uno dei suoi crimini anche il fratello e purtroppo per loro il colpo in banca gli va male a causa dell’agitazione di Nick, il quale verrà tra l’altro arrestato. A questo punto le loro vite prendono una piega ancora più grave di quella che già stavano vivendo.

Il film ha uno stile personale fin dalle prime inquadrature, con un utilizzo degli zoom lenti e veloci tramite i quali vediamo tante variabili interessanti, movimenti di macchina molto rapidi e un montaggio in alcuni momenti altamente sincopato. I colori della fotografia sono allucinati, lo si nota tantissimo nelle scene più lente del film: scene con grande utilizzo di neon assieme a dei contrasti fra luci elettriche omogenee, l’immagine è ipnotica. Si nota anche un utilizzo di effetto grana molto forte durante le scene notturne, con movimenti di macchina molto distanti dal soggetto, quasi a dare un effetto da documentario urbano.

La vita criminale di Connie, rappresentata come un trip allucinato e fatto di luci sparate è amplificato da sonorità elettroniche incalzanti e martellanti a cura del compositore Daniel Lopatin, che ha sperimentato con dei suoni chillwave ansiogeni. Il risultato è un viaggio notturno delirante in cui i gesti efferati e meschini del protagonista la faranno da padrone, mentre cercherà di ricongiungersi a suo fratello, che ama più della sua stessa vita. Non sembra curarsi neanche della vita delle altre persone nel film, dato che farà di tutto per riavere con sé suo fratello e poter coronare il loro sogno. Ma quanto si spinge in là l’egoismo di Connie e quanto mette in conto il volere di suo fratello Nick, un ragazzo con evidenti problemi a capire cosa sia giusto per sé?

Eppure il protagonista, interpretato da Robert Pattinson con il solito talento che lo contraddistingue, non è un personaggio semplice. E’ uno sbandato, non sembra rendersi conto che le sue azioni hanno gravi conseguenze e continua a scappare. Di sicuro è fatto per quel tipo di vita, è così attento e metodico nell’irrazionalità apparente delle sue scelte, da risultare un grottesco professionista del crimine, che non guarda in faccia proprio a nessuno. Ciò nonostante il suo utilizzo della violenza è unicamente contestuale perché non è un assassino e non vuole esserlo, è sì un uomo orribile, ma fino a un certo punto; suo fratello invece, personaggio con il quale è più facile empatizzare ma meno centrale, è in balia degli eventi, ed è stato interpretato da un perfetto Benny Safdie. Ben caratterizzati anche il personaggio di Ray, un altro criminale che Connie avrà casualmente modo di conoscere, e Crystal, una ragazzina ingenua dal grande cuore. 

Il finale del film è amaro ma è una liberazione dello spirito, un luminoso ritorno a respirare dopo una corsa inarrestabile, che ci mette a fare i conti con la realtà; questa, palese come il sole ci da il calore adatto per riuscire ad andare avanti quando si è toccato il fondo. Eppure al contempo è così noiosa la normalità della realtà, è un mortorio.

Good Time segna l’inizio del work-team tra i Safdie e Lopatin. L’opera, giustamente premiata dalla critica, è una scorrettissima storia criminale in cui l’ego del protagonista distorce la realtà, nel suo continuo muoversi durante una notte criminosa e ipnotica per lo spettatore. Il sogno di Connie, però, è forse troppo dolce e utopico per una persona così sporca. L’amore fraterno può giustificare qualsiasi gesto?

Massimo Angius