Un intrigante resoconto del più grande tracollo economico dell’età contemporanea.

Vincitore nel 2016 dell’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale, La grande scommessa è un film del 2015 diretto da Adam McKay e basato sull’opera di Michael Lewis “Il grande scoperto”.

La pellicola sviluppa in maniera analitica e tecnica le vicende legate alla crisi finanziaria avvenuta  alla fine del 2006 e innestatasi definitivamente nel 2007, fautrice del secondo più grande crollo di Wall Street che portò in poco tempo al fallimento di numerose banche e dell’economia nazionale, con pesantissimi effetti sul mercato globale.

Nel 2005 Michael Burry (Christian Bale), manager di un fondo comune di investimento privato, scopre che il mercato immobiliare da sempre ritenuto un mercato estremamente sicuro e affidabile è in realtà instabile nelle fondamenta: una vera e propria bomba a orologeria destinata ad esplodere. Convinto che di li a due anni l’economia nazionale sarebbe crollata decide quindi, tra i rimproveri del suo capo e gli scherni dei colleghi per le sue bizzarre idee, di “scommettere” a favore del crollo conscio degli enormi profitti che otterrebbe.

Il suo gesto, all’epoca folle e assolutamente incompreso dall’ambiente della finanza che riteneva invece ben salda l’economia statunitense, inizia a destare l’attenzione di un piccolo gruppetto di  addetti ai lavori che correranno ai ripari cercando di trovare una scialuppa di salvataggio che possa salvarli durante l’incombente armageddon. 

Adam McKay riesce a dirigere il film con un ritmo esplosivo e frenetico, sia a livello visivo che a livello uditivo, richiamando l’atmosfera eccentrica e nevrotica degli ambienti dell’alta finanza. I movimenti di macchina a mano e i frequenti zoom sui volti dei personaggi dipingono il film come una sorta di falso documentario d’inchiesta che scandisce gli avvenimenti salienti della crisi precedentemente descritta.

Il film presenta una regia frizzante e dinamica con un largo utilizzo della rottura della quarta parete, escamotage usato dal regista per spiegare al pubblico alcuni aspetti e alcune nozioni del linguaggio economico finanziario necessarie per la comprensione dell’intera vicenda. Accanto ad una regia intrigante troviamo un montaggio perfetto che conferisce alla pellicola il giusto ritmo della vicenda, scandendo con la giusta frenesia ogni singola inquadratura. Interessante anche l’utilizzo di clip di repertorio che conferiscono al film quell’alone di servizio giornalistico che gli dà credibilità. 

Il vero punto di forza de La grande scommessa è però la sceneggiatura, meritato in questo caso il premio dell’Academy. La pellicola risulta un crescendo di avvenimenti e tensione, che porta anche a chi non è avvezzo a dinamiche e linguaggi di alta finanza (il linguaggio tecnico è onnipresente nelle linee di dialogo) di percepire ciò di cui si sta parlando e della gravita della situazione. Deliziosi sono i dialoghi che rendono assolutamente l’idea della giungla di Wall Street e dell’indole  assolutamente arrivista dei suoi esponenti.

Un plauso d’obbligo nei confronti degli attori protagonisti (fra cui Brad Pitt, Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling), capaci di essere il volto di alcuni personaggi realmente esistiti e in generale di aver fatto emergere in modo naturale e assolutamente non macchiettistico il cinismo tipico di quegli ambienti.

Pur non essendo definibile un blockbuster destinato a tutti, più per il contenuto che per la forma, il film riesce ad essere assolutamente interessante in tutti i suoi aspetti e il consiglio che si vuole veicolare con il presente articolo è quello di dare una chance alla pellicola, lasciandovi affascinare  e travolgere da uno degli avvenimenti più importanti e drammatici dell’era contemporanea.

Nicola Sorrentino