Come usare un piano sequenza per coinvolgere il pubblico

Il 1917 di Sam Mendes ha sorpreso pubblico e critica ancor prima di uscire nelle sale cinematografiche, facendo incetta di Golden Globe e premi BAFTA. In entrambi i casi nelle categorie più ambite di miglior film e miglior regia; e nel secondo caso anche come miglior fotografia, scenografia, sonoro ed effetti speciali.

Agli Oscar 2020 è nominato in ben 10 categorie (secondo solo a Joker con 11). Allora non sarebbe male parlare di questo film in base alla tipologia di premi che ha intascato.

Miglior regia. 1917 è un film ambientato durante la prima guerra mondiale, girato tutto in due piani sequenza e che segue le vicende in tempo reale di due soldati, nell’arco di 24 ore circa. Dico due piani sequenza perché la pellicola è divisa a metà da un lungo stacco su nero che determina la fine di un atto e l’inizio di un altro, oltre che un passaggio di tempo non indifferente (dal giorno alla notte).

La regia è letteralmente straordinaria. Un lavoro del genere richiede moltissima coordinazione tra tutti i reparti e un’inventiva notevole nel cercare di camuffare abilmente i vari stacchi nascosti per far sembrare tutto collegato ininterrottamente. Sam Mendes utilizza principalmente carrellate a seguire e a precedere che alterna, in base alle circostanze,  attraverso una rotazione a 360° sugli attori. Dopodichè si avvale anche di alcune panoramiche che però a volte risultano troppo veloci rendendo l’immagine difficile da mettere a fuoco. E forse questo è l’unico difetto che potremmo trovare, ma, a ragion veduta, possiamo passarci sopra senza problemi. 

La scelta del piano sequenza è funzionale alla storia perché il nemico è proprio lo scorrere del tempo e l’assenza di stacchi impedisce di attuare salti temporali che possano risolvere la situazione. Qui avviene tutto sul momento e ogni ostacolo è effettivamente un punto perso a favore del tempo. Non ci sono inganni “cinematografici”: se il protagonista non corre più veloce, nonostante nemici armati, cascate, bombe e stanchezza, non riuscirà a compiere la sua missione, con conseguenze disastrose.

Miglior fotografia. Nonostante l’impresa titanica, Mendes non tralascia la composizione dell’immagine e la gestione delle luci. Poiché le ambientazioni sono quasi tutte diurne, pare che sia stata usata luce naturale, poi uniformata in post. Tuttavia le prove migliori di fotografia ci sono nella seconda parte durante l’inseguimento notturno nella città abbandonata e distrutta. Il buio che si alterna al rosso dei razzi “illuminanti” è una vera goduria per gli occhi. Una trovata geniale per rendere la stessa ambientazione sempre diversa e dinamica. Il risultato di queste sequenze in particolare, e di tutto il film in generale, è quello di numerosi quadri pittorici.

Miglior film. Beh, con un cast corale di tutto rispetto, una regia meticolosa, un ritmo incalzante e dinamico nonostante l’assenza di tagli e un sonoro avvolgente, chi scrive non può che augurare buona fortuna per l’imminente edizione degli Oscar!

Denise Maria Paulis